sabato 21 febbraio 2009

Il Papa: nella Chiesa di oggi ci sono polemiche da "arroganza intellettuale" (Izzo)


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Riceviamo e con grande piacere e gratitudine pubblichiamo questo approfondito ed intelligente commento di Salvatore Izzo alla lectio del Papa presso il Seminario Romano Maggiore.
Grazie ancora :-)

R.

PAPA: ASSOLUTIZZARE LIBERTA' DEGRADA LA DIGNITA' DELL'UOMO

Salvatore Izzo

(AGI) - CdV, 20 feb.

Assolutizzare il concetto di liberta' espone al rischio di "degradare" la dignita' della persona. Lo ha affermato Benedetto XVI nella "lectio divina" da lui tenuta questa sera al Seminario Romano del Laterano. "San Paolo - ha detto - ci aiuta a capire che la liberta' non deve divenire un pretesto per vivere secondo la carne". Infatti, "l'assolutizzazione dell'io" finisce col negare la dignita' stessa dell'uomo come Figlio di Dio perche' e' "l'epressione dell'individuo come assoluto, dipendente da nessuno e da niente".
"Si dice - ha osservato Papa Ratzinger - che se non dipendo da nessuno posso fare quel che voglio. Ma questa e' la degrdazione della liberta' e il libertinismo non e' liberazione. Significa ridursi alla carne, apparentemente.
La nostra verita' e' che anzitutto siamo creature che viviamo nella relazione con il Creatore. Dipendenti dal Creatore". "Per l'illuminismo e l'ateismo - ha ricordato - e' una dipendenza da cui liberarsi. Sarebbe cosi' se Dio fosse un tiranno umano, ma non e' cosi': la nostra dipendenza e' essere nello sapzio del suo amore. Siamo uniti a Lui, a tutto il suo potere. La relazione d'amore col Creatore e' la chiamata alla vita e percio' vedere Dio, conoscere Dio, inserirsi nella volonta' di Dio, progredire nella relazione con Dio e' l'avventura bella della nostra vita".
"Siamo relazionati a Dio ma anche, come famiglia umana - ha spiegato il Papa teologo ai seminaristi della diocesi di Roma - siamo in relazione l'uno con l'altro: non c'e' liberta' contro, ma solo liberta' condivisa. Solo nell'essere insieme possiamo entrare nella liberta' attraverso un cammino verso la liberazione comune, nel quale nessuno va appresso".
Per il Pontefice, "se non c'e' una verita' comune dell'uomo, rimane solo il positivismo. Che impone la sua violenza".
Il cristianesimo, invece, non e' un insieme di norme che ci obbligano: "la legge - ha aggiunto citando Sant'Agostino - trova la sua pienezza in un solo monito: 'ama e puoi fare quanto vuoi'. Perche' se amiamo davvero siamo una volonta' sola con il Signore. Solo cosi' siamo realmente liberi. Preghiamo il Signore - ha concluso Benedetto XVI - che ci aiuti in questo cammino: diventiamo un corpo e uno spirito con Lui, nell'identita' della volonta' e saremo realmente liberi".

© Copyright (AGI)

PAPA: IN CHIESA OGGI POLEMICHE DA "ARROGANZA INTELLETTUALE"

(AGI) - CdV, 20 feb.

Benedetto XVi ha risposto questa sera indirettamente alle tante critiche e ai tanti attacchi piovuti su di lui da vescovi e interi episcopati, per la sua decisione di revocare la scomunica ai lefebvriani.
"San Paolo - ha detto il Papa ai seminaristi di Roma, che ha incontrato al Laterano - rimproverava i Galati: vi mordete e attaccate a vicenda come delle belve: emergono le polemiche e uno morde l'altro.
Vediamo bene che anche oggi ci sono cose simili dove invece di inserirsi nel Corpo di Cristo, con arroganza intellettuale si pensa che uno e' migliore dell'altro, e si fanno polemiche distruttive.
Cosi' emerge una caricatura della Chiesa".
Per il Papa nella Chiesa di oggi serve "un esame di coscienza, che ci aiuti - ha spiegato - a non pensare di essere superiori all'altro, ma a trovarci insieme nell'umilta' della fede, un grande spazio dove Cristo ci ha chiamato ad essere un solo spirito con lui, nell'amore e nella gioia".
Le parole del Papa al Seminario Maggiore - dove e' giunto poco dopo le 18 accompagnato dal cardinale vicario di Roma Agostino Vallini e dal Rettore del seminario, mons. Giovanni Tani, e si e' fermato anche a cena con gli studenti - assumono un particolare significato perche' pronunciate alla vigilia della festa liturgica della Cattedra di San Pietro, una ricorrenza che, spiega padre Joaquin Alliende, presidente internazionale di Aiuto alla Chiesa che soffre, l'associazione fondata da padre Lardo, "commemora l'incarico particolare affidato da Cristo al primo Vescovo di Roma".
L'Acs chiede dunque di "pregare per il Papa dopo il chiasso degli ultimi tempi".
"Papa Benedetto XVI - afferma padre Alliende in una nota pubblicata dal sito zenit.org - e' stato ingiustamente attaccato: si e' assistito ad un ritorno di atteggiamenti aggressivi che sembravano superati". E se anche "sono stati commessi gravi errori da parte di alcune istanze della Santa Sede, cosi' come ha affermato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Fedrico Lombardi", secondo il presidente dell'associazione che ha sostenuto le comunita' cristiane d'Oltrecortina durante i quattro decenni del comunismo, "si e' colta l'occasione di tali errori obiettivi per causare una valanga di aggressioni", ferendo "in maniera grossolana la dignita' del Papato e la persona stessa di Benedetto XVI".
"Molti hanno manipolato le informazioni. Altri hanno lasciato crollare frivolamente validi fondamenti della nostra tradizione umanista: questo comportamento indegno nei confronti della verita' deteriora gravemente il dialogo tra la societa' civile e le grandi religioni", aggiunge il religioso, definendolo "un segno di scomposizione culturale" con il quale "si ravvivano antiche emozioni settarie".
"Si e' cercato di debilitare una figura morale irreprensibile, uno dei grandi fari di speranza per le nuove generazioni". "In mezzo a tanto chiasso - conclude la nota - la personalita' storica di Benedetto XVI emerge incolume, come qualcuno che incarna razionalita', lucida sapienza ed estrema bonta'. Cosi' molti giovani scoprono in lui un riflesso attuale del Buon Pastore".
Per questo, l'ACS invita "tutti coloro che credono nel Dio di verita' e di amore ad una giornata speciale di preghiera: preghiamo che lo Spirito Santo illumini e sostenga Papa Benedetto XVI come testimone profetico del Vangelo di Gesu' e come guida per una umanita' che aneli alla pace".

© Copyright (AGI)

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Il defunto Pontefice-sant'uomo e che Dio l'abbia in gloria-ha fatto tanti di quei viaggi nel suo quarto di secolo di regno,da essere fisicamente presente al suo posto di comando a Roma per una media di due-tre mesi l'anno.Se questa affermazione vi sembra esagerata,fate la controprova con il calendario alla mano.Queste lunghe e ripetute assenze,protrattesi per quasi venticinque anni, hanno creato uno stato di fatto analogo ad una "reggenza" di un gruppo di cardinali guidati dal Sodano.I sismi di assestamento di questi mesi sono effetto,a mio modesto avviso,del giustissimo cambiamento di stile di governo del grande Papa che abbiamo ora sul trono di Pietro.E ricordiamoci sempre che la promessa specialissima del Redentore fu rivolta ESCLUSIVAMENTE a Simon Pietro e non ai suoi eventuali collaboratori amministrativi,politici,contabili,ecc.!

veritas ha detto...

il papa che qualcuno chiama "grande" ha lasciato una gran bella eredità.
persino battisti cita come esempio i mea culpa della chiesa.
i radicali usano una sua frase,se l'ha pronunciata,come baluardo per l'eutanasia.
l'eredità non potrebbe essere peggiore.

Anonimo ha detto...

Veritas veritatem vere dixit!