giovedì 19 marzo 2009

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Il filo conduttore del viaggio

dal nostro inviato Mario Ponzi

"Riconciliazione, giustizia e pace". Sono le prime parole che il Papa ha potuto leggere sull'enorme striscione disteso accanto alla pista d'atterraggio dell'aeroporto di Yaoundé, dove è giunto martedì pomeriggio. Saranno anche il filo conduttore di questo suo undicesimo viaggio internazionale.
Sono le prime cose che ha invocato, lasciando intuire subito però che è soprattutto la giustizia quello di cui ha oggi più bisogno l'Africa. Si ascolteranno spesso queste tre parole nei discorsi di Benedetto XVI, così come in quelli dei suoi molti interlocutori, nei prossimi giorni. Ma anche la gente che scende in queste ore per le strade le ripropone in continuazione.
Non fosse altro perché sono stati distribuiti dal comitato organizzatore migliaia di abiti tipicamente africani, di vari, sgargianti colori, sui quali compaiono le scritte "Benedetto XVI portatore di riconciliazione, giustizia e pace" e la data "marzo 2009". Difficile non notarli, hanno invaso la città.
Numerosi anche gli striscioni: finemente lavorati alcuni - quelli delle parrocchie che si affacciano sul percorso del corteo papale - rudimentali i più, realizzati ora su cartoni variopinti, ora su pezzi di stoffa bianca. Il messaggio è unico: tutti acclamano al Papa, tutti reclamano con lui riconciliazione, giustizia, pace.

Sole smagliante, città pavesata a festa, uffici chiusi per consentire a tutti di vedere il Pontefice.

Yaoundé, la capitale del Camerun, ci tiene a fare bella figura. Sono chiuse anche le scuole e gli alunni, ciascuno con la propria divisa a seconda del grado e dell'istituto, sono schierati in prima fila lungo le strade.
Si è da poco concluso l'ultimo impegno della mattina nella chiesa dedicata a Cristo Re, nell'antico quartiere di Tsinga. Tra l'altro qui si sposò il Presidente Paul Biya, al quale il Papa ha reso visita stamani, poco prima di presentarsi all'incontro con i vescovi camerunesi. In precedenza, all'uscita dalla nunziatura erano ad attenderlo una sessantina di giovani della Comunità di Sant'Egidio. Il Papa si è fermato alcuni momenti con loro e ha salutato Mario Giro, il responsabile del progetto Dream che la comunità porta avanti qui in Africa assistendo oltre centomila giovani in dieci nazioni del continente.

Il successivo trasferimento dal Palazzo Presidenziale alla chiesa è avvenuto in un tripudio di folla. È proseguito dunque anche mercoledì quello che "Cameroon tribune", diffuso quotidiano di Yaoundé, in edicola questa mattina, riferendosi alla prima accoglienza, definiva in un titolo a tutta pagina "Un trionfo".

All'esterno della chiesa l'entusiasmo della folla è indescrivibile. All'interno una trentina di vescovi del Camerun e la corale della parrocchia. Il Papa è stato accolto dal parroco che lo ha accompagnato dinanzi al Santissimo per un atto di adorazione. Poi l'arcivescovo di Yaoundé, Simon-Victor Tonyé Bakot, ha salutato il Papa. Nella sua risposta Benedetto XVI ha toccato alcuni punti particolarmente significativi per la missione della Chiesa in Camerun. Espressioni di gioia che si sono prontamente rinnovate non appena il Papa è nuovamente apparso sulla porta della chiesa. E ciò nonostante la gente sia rimasta ferma sotto il sole cocente della mattina per cinque ore.
È un popolo straordinario quello camerunense. I volti sono costantemente aperti al sorriso; la cortesia fa parte della loro indole. Quel che colpisce è la loro compostezza pur nell'eccesso della gioia. Anche questa mattina, come ieri sera, si sono schierati ai lati delle strade e hanno fatto corona al Papa, ovunque egli fosse o passasse. Le grida che punteggiavano il procedere del corteo papale esprimevano un affetto sincero. Straordinario è anche come riescano a "parlare" al Papa anche se non lo possono avvicinare più di tanto. La gestualità, nelle sue diverse forme, è per l'africano un'essenziale forma di comunicazione. E dunque le strade si riempiono di canti, danze, con musiche improntate al momento con gli strumenti più insoliti. È la loro anima. Ma è anche espressione della loro religiosità. Tra le tante raffigurazioni un grande cartellone dipinto da un anonimo artista nei pressi della chiesa del Cristo Re attirava l'attenzione. Sullo sfondo di un affresco che rappresenta il sole e altri elementi naturali spicca un grande crocifisso. Cristo è raffigurato con le mani libere dai chiodi e le braccia non sono allineate alla croce ma protese verso l'alto. Attorno una scritta in francese: "Io sono la resurrezione e la vita". "La figura della croce che domina il sole e tutto il resto - ci spiega uno dei sacerdoti che accompagnano i cronisti nei diversi luoghi - corrisponde a una visione tipica della nostra gente, nella quale si incarna il senso cristiano della gioia e della speranza. Il cristianesimo per noi significa andare avanti". Bergson scriveva che "l'elemento stabile del cristianesimo è l'ordine di non fermarsi mai". E qui in Africa l'evangelizzazione ha avuto e continua ad avere, soprattutto in questo momento, il significato di uno slancio, di una spinta verso il futuro".
"Il vicario di Cristo in terra - si legge su Le Jour di questa mattina - interpella la coscienza dell'uomo camerunese e africano, dell'uomo tout court considerato nella sua piccola dimensione temporale e nella sua grande dimensione spirituale. Usa parole semplici, chiare. Non può e non deve restare inascoltato. Andiamo tutti ad ascoltarlo". Accanto all'articolo il giornale ripropone la cartina dei luoghi nei quali avverranno i prossimi incontri con il Papa. Del resto l'esperienza religiosa in Africa nasce proprio dalla consapevolezza istintiva di un fondamentale rapporto tra l'uomo e il suo creatore. Oggi nel Papa lo vedono effettivamente rappresentato in mezzo a loro. E gli si stringono attorno.
Lo hanno fatto sin dal primo momento all'aeroporto, dove è stato salutato da canti e grida ritmati dalle rappresentanze delle diverse etnie schierate, in costume tradizionale, attorno alla pista dello scalo. A ricevere il Papa - accompagnato dai cardinali Tarcisio Bertone, segretario di Stato, Ivan Dias, prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli, e Francis Arinze, prefetto emerito della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, dagli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della segreteria di Stato, Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi, Félix del Blanco Prieto, elemosiniere di Sua Santità, per lunghi anni nunzio apostolico in queste terre, Robert Sarah, segretario della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, dai monsignori Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche, Georg Gänswein, segretario particolare di Benedetto XVI, e Alfred Xuereb, della segreteria particolare - il Presidente della Repubblica del Camerun Paul Biya, il cardinale Christian Wiyghan Tumi, l'arcivescovo di Yaoundé Tonyé Bakot, e il nunzio apostolico Eliseo Ariotti. Presenti anche i vescovi del Paese, rappresentanti di altre comunità cristiane e di altre religioni, autorità civili.
Una quarantina di minuti per la cerimonia di benvenuto e poi il corteo papale si è avviato verso la nunziatura apostolica - nei pressi del Mont Fébe, uno dei sette colli di Yaoundé - residenza del Pontefice in questi giorni. Il programma ufficiale non prevedeva nulla per la serata. Ma la festa per le strade è stata grande. Benedetto XVI in macchina aveva accanto l'arcivescovo Tonyé Bakot. A destra e a sinistra un fiume umano, dipinto dai mille colori dei costumi dei gruppi folk schierati e vitalizzato dal movimento di danze seppure solo accennate.
A uno dei suoi più stretti collaboratori il Papa ha confidato di essere rimasto affascinato dalla calorosa accoglienza che gli ha riservato il Camerun e che ne è molto soddisfatto e felice.

(©L'Osservatore Romano - 19 marzo 2009)

Chi e' questo stretto collaboratore?
R.

4 commenti:

SERAPHICUS ha detto...

Come mai questa domanda?

Raffaella ha detto...

Curiosita' :-)))
Visto che critichiamo le fonti anonime...
R.

SERAPHICUS ha detto...

Che cattiva che sei. ;-)
Credo che certe persone si siano già rimangiate le loro "miserande" critiche.

Raffaella ha detto...

Moi? :-)))
Ma se sono un tenero agnellino ;-))
R.