giovedì 19 febbraio 2009

Il Patriarca ortodosso Bartolomeo I: Chi ama l'unità non ne ha paura (Osservatore Romano)


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Il Patriarca ortodosso Bartolomeo in occasione della visita del cardinale Sepe

Chi ama l'unità non ne ha paura

Istanbul, 18.

I progressi compiuti recentemente sulla strada verso l'unità dei cristiani sono stati al centro del colloquio che l'arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, ha avuto ieri con il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo. Il porporato - in questi giorni in Turchia per un pellegrinaggio sui luoghi di san Paolo - è stato ricevuto nella sede del patriarcato insieme all'arcivescovo Antonio Lucibello, nunzio apostolico in Turchia e in Turkmenistan, all'arcivescovo Armando Dini e al presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo. L'incontro, in un clima cordiale, si protratto è per oltre due ore.
Bartolomeo, nel suo saluto, ha ricordato i giorni trascorsi a Napoli in occasione della sua partecipazione al meeting internazionale interreligioso svoltosi nell'ottobre 2007 nella città partenopea, allorquando ebbe modo d'incontrare Benedetto XVI.

In questo contesto il Patriarca ha evidenziato come il cammino verso l'unità dei cristiani abbia recentemente compiuto "decisi e irreversibili passi avanti" grazie proprio al rapporto "speciale e personale" con Benedetto XVI, ai progressi della commissione teologica cattolico-ortodossa e alla partecipazione dello stesso Bartolomeo al Sinodo dei vescovi svoltosi in Vaticano nell'ottobre scorso.

"Il dialogo teologico fra le nostre Chiese interrotto quasi sei anni fa - ha detto il Patriarca - è ricominciato prima a Belgrado e poi a Ravenna e continuerà nel prossimo ottobre a Cipro. Saremo chiamati a esaminare il tema del primato del vescovo di Roma nel quadro della Chiesa cristiana". L'auspicio - ha proseguito - "è quello di arrivare a un'interpretazione del primato che risulti accettabile da ambedue le parti. Dobbiamo pregare perché questo giorno arrivi il più presto possibile".
Per Bartolomeo "bisogna preparare il terreno evitando i pregiudizi del passato per puntare alla concordia che è necessaria alla piena comunione". Pur riconoscendo che "c'è ancora molto da fare", il Patriarca ha riaffermato la volontà di "andare avanti senza paure e senza esitazioni perché chi ama non ha paura".
Il cardinale Sepe, da parte sua, ha espresso il sostegno suo e della Chiesa di Napoli all'opera del patriarcato ecumenico. E come segno tangibile di tale impegno ha offerto al Patriarca borse di studio per seminaristi ortodossi presso la Facoltà teologica dell'Italia meridionale. "Napoli - ha detto - vuole essere un ponte tra le Chiese per favorire con tenacia l'unità dei cristiani". Sepe ha espresso gratitudine per "l'onore che ci fa nel riceverci qui nel Patriarcato per continuare il dialogo che abbiamo iniziato a Napoli. Restituiamo la visita nella convinzione di segnare un passo in avanti in questo rapporto di fraternità nei riguardi del patriarcato ecumenico di Costantinopoli".

(©L'Osservatore Romano - 19 febbraio 2009)

5 commenti:

euge ha detto...

Queste parole di BartolomeoI dovrebbero rimanere scolpite nella mente di coloro che ancora non hanno compreso che i gesti compiuti da Benedetto XVI, in questi giorni, sono passi importanti verso l'unità dei cristiani; ma, evidentemente, c'è chi di questa unità ha paura all'interno della chiesa e non. Basti pensare al polverone alzato sulla revoca della scomunica ai lefreviani.

Anonimo ha detto...

"Chi ama non ha paura"

Questa frase ha l’apertura di un intero orizzonte. Ecco lo spirito giusto (e necessario) per affrontare il discorso dell’unità dei cristiani. L’esatto contrario di quello “spirito, anzi di quegli spiriti”, acidi e stizzosi, che abbiamo sentito per giorni e giorni.
E’ quel “AMA” che spariglia le carte! E’ quel “AMA” che predispone all’apertura verso l’altro da sè, verso l’Alto che ci sovrasta. E’ quel “AMA” che predispone all’apertura del cuore che rende “toccabile” la Fede! Quante volte mettiamo la mente prima del cuore! Quante volte ci troviamo, per questo, capaci solo di far volare schiamazzi (anche sulle cose di Fede)! Lo abbiamo ben visto.

Mi piace pensare che Papa Benedetto, sollevando la scomunica ai vescovi della Fraternità SSPX, abbia risposto più a un moto del cuore che ad altro. Mi piace pensare che rispondendo ad un moto del suo cuore abbia rotto gli indugi e li abbia fatti rompere agli altri (vedi Uffici di Curia). Quanti gli avranno presentato questa o quella difficoltà, questo o quell’equilibrio, questo o quel risvolto? Quanti lo avranno obbligato a infiniti rinvii, a eccessive prudenze? Avrà sentito dietro ad alcune posizioni la possibilità di boicottaggi striscianti e di cattive volontà non esplicitate?
Ecco, mi piace pensare che, a un certo punto, abbia dato un calcio alla prudenza, abbia messo dei paletti stretti e deciso l’uscita del decreto. E poi?... Poi Dio vede e provvede! succedesse quel che doveva succedere.... (la fedeltà al mandato “Ut unum sint” val bene e più di ogni calcolo politicamente corretto e di ogni equilibrismo!).
Oggi, mi piace pensare a questo più che a oscuri complotti!

“Chi ama non ha paura”, appunto!

euge ha detto...

Concordo con la tua visione dei fatti gianni.

Anonimo ha detto...

Credo che il nostro grande Papa abbia fatto il seguente ragionamento:da 30-40 anni il Cattolicesimo ha fatto manovre di avvicinamento al mondo protestante(ricordiamoci che fino all'89 c'era ancora il Comunismo che avrebbe reso comunque vano un approccio al mondo ortodosso).Tale manovra,oltre a snaturare oltre ogni accettabile misura l'identita' cattolica,ha come interlocutori piu' di duemila "comunita' ecclesiali" distinte tra loro.....Il mondo ortodosso,ora affrancato dal giogo comunista,ha una quasi identita' di dottrina,e'abbastanza uniforme e la sua commistione alla nostra Chiesa non ha mai comportato alcun problema identitario,disciplinare o dottrinale(vedi gli Uniati)e,al piu',tali problemi non sarebbero minimamente paragonabili a quelli derivanti da una commistione innaturale coi protestanti.In poche parole:e' piu' facile e fruttuoso recuperare sullo scisma piuttosto che sull'eresia!Se cosi' e',e potrei sbagliarmi,come non dare ragione a Benedetto?

Anonimo ha detto...

Concordo toto corde con l'analisi di Gianni.GUAI e poi GUAI se il Romano Pontefice,che e' guida carismatica e Vicario di Dio in terra(ad alcuni arcivescovi e cardinali,all'Emerito ed al Grande Monaco cio' pare poco......sara'.....),si lasciasse condizionare da calcoli di "ritorno d'immagine",come certi Suoi Predecessori.La Carita' alla Verita' ha Dio dalla sua e non puo' deludere MAI!Come dice Nostro Signore?Io sono venuto a portare non la pace ma la guerra.Tra l'altro, mi e' sempre parso bizzarro assai che i "novatores"(vedi sopra),che non fanno altro che riempirsi la bocca di "evangelo" e "la parola" ad ogni battito cardiaco,fino alla nausea,non sembrano poi aver capito molto di cio' che sta scritto nella Sacra Scrittura.Deus quos perdere vult dementat!