sabato 7 febbraio 2009

Card. Ruini su Eluana: «E' un omicidio, quel decreto è un dovere. Williamson? La Santa Sede ha già risposto» (Cazzullo)


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«In questa vicenda le prevaricazioni sono state molte. Come quelle dei giudici»

«E' un omicidio, quel decreto è un dovere»

Il cardinale Camillo Ruini: «Lo Stato ha il diritto di proteggere la vita di ogni suo cittadino»

Aldo Cazzullo

ROMA

Cardinal Ruini, quali sono i suoi sentimenti in queste ore decisive per la sorte di Eluana Englaro?

«Sofferenza. Non ho mai conosciuto Eluana, ma prego per lei ogni giorno. Preoccupazione. Speranza. E impegno a fare tutto il possibile. Innanzitutto, per far sapere quali sono le sue reali condizioni: chi è informato bene, di solito non ha più dubbi. È stato importante che la suora che l'ha assistita sia andata in tv a raccontare la sua esperienza con Eluana. Non ha senso attribuire all'Eluana di oggi, dopo quel tragico incidente, le aspirazioni e i desideri di prima. Eluana è stata sfortunata. Ha perduto molto. Ora ha bisogno di poco, è protesa verso quel poco, con poco può vivere senza soffrire. Non colpiamola una seconda volta. Non togliamole anche questo poco».

Lasciarla morire equivale a un omicidio?

«Lasciarla morire, o più esattamente — per chiamare le cose con il loro nome — farla morire di fame e di sete, è oggettivamente, al di là delle intenzioni di chi vuole questo, l'uccisione di un essere umano. Un omicidio. Purtroppo inferto in maniera terribile, senza che nessuno possa essere certo che Eluana non soffrirà».

È giusto che il governo sia intervenuto con un decreto? E il capo dello Stato avrebbe dovuto firmarlo?

«Non ho ancora avuto modo di conoscere il testo del decreto del governo e della lettera del capo dello Stato, ma conosco le obiezioni secondo le quali questo decreto sarebbe una prevaricazione nei rapporti tra i poteri dello Stato. Di prevaricazioni però in questa vicenda se ne sono già fatte molte. A cominciare dai giudici che hanno applicato una legge che non esiste e che, soprattutto, non hanno tenuto conto della situazione reale di Eluana. Ad ogni modo, ritengo che lo Stato abbia il diritto, e aggiungerei il dovere, di proteggere la vita di ogni suo cittadino».

Una legge sul testamento biologico ora è necessaria? E come andrebbe impostata?

«Preferisco parlare di legge sulla fine della vita. La parola testamento implica infatti che si disponga di un oggetto, ma la vita non è un oggetto, non è un appartamento o una somma di denaro. La legge dovrebbe evitare sia l'eutanasia sia l'accanimento terapeutico. Ma è ovvio che la nutrizione e l'idratazione non possono essere lasciate alla decisione dei singoli, perché toglierle significa provocare la morte. Se eutanasia significa morte "dolce", "buona", la fine di Eluana sarebbe peggio dell'eutanasia: Eluana morirebbe di fame e di sete. La sua sarebbe una morte pessima».

Il padre, Beppino Englaro, ha avuto parole dure su quella che considera un'ingerenza della Chiesa. Ha torto?

«Il rispetto è dovuto a tutti, ma il rispetto massimo è dovuto al signor Englaro, che vive questa terribile esperienza di persona. Nessuno di noi può sindacare su come reagiscono i genitori toccati così profondamente dal dolore. Ho conosciuto genitori che si ribellavano di fronte a quella che ritenevano un'ingiustizia divina, e altri che la accettavano. Ricorderò sempre il giorno in cui fui testimone di un incidente stradale a Regnano, sulle colline di Reggio Emilia. Stavo guidando. Davanti a me, un giovane cadde dalla moto. Non andava forte, ma c'era ghiaia sulla strada e perse il controllo, la moto gli cadde addosso. Mi fermai, gli diedi l'estrema unzione, ma era già morto. Gli abitanti del paese mi dissero: la madre è malata di cuore, vada lei a darle la notizia. Mi feci carico del duro compito. Quella donna, una contadina, rimase a lungo in silenzio. Poi mi guardò e disse: "La Madonna ha sofferto di più"...». (Il cardinale si interrompe, commosso).

Parlavamo dell'ingerenza.

«Non ingerenza, ma adempimento della missione della Chiesa. Come ha detto con una formula molto efficace Giovanni Paolo II, nell'enciclica Redemptor hominis, "sulla via che conduce da Cristo all'uomo la Chiesa non può essere fermata da nessuno". Ogni essere umano è degno di rispetto e amore; tanto più gli innocenti, gli inconsapevoli, i colpiti dal destino».

L'ha colpita il gesto delle suore che erano pronte ad accogliere Eluana e occuparsi di lei negli anni a venire?

«Mi ha toccato profondamente, ma non mi ha sorpreso. Ho avuto molte esperienze in merito. Penso alle suore delle case di carità di Reggio Emilia, che ora sono anche qui a Roma. Donne che accolgono persone in condizioni gravissime e le accudiscono con dedizione totale e con gioia. E molti sono i volontari che le affiancano».

Quali casi ha conosciuto di persona?

«Ad esempio, famiglie che hanno figli cerebrolesi dalla nascita, incoscienti eppure non indifferenti, perché in modo istintivo percepiscono le correnti di affetto. Ci sono genitori che rifiutano figli così, ma ci sono altri che li accettano. La vita di quei ragazzi, che talora ho visto diventare adulti, non è meno preziosa. Non posso accettare l'idea che la loro vita valga meno della mia o di qualsiasi altra».

Quali sensibilità ha colto sulla vicenda nell'opinione pubblica, credente o non credente? I sondaggi indicano che in molti sostengono le ragioni di Beppino Englaro.

«Io non ho fatto sondaggi, ma ho discusso in varie occasioni con la gente comune. All'inizio l'interesse era minore, e in tanti consideravano giusto che fosse il padre a decidere. Ma non appena vengono informati sulle reali condizioni di Eluana, in pochissimi restano favorevoli a lasciarla morire. Uno dei miei interlocutori si è proprio arrabbiato: "Ma perché i giornali non scrivono queste cose?"».

E lei come ha trovato i giornali?

«In buona parte schierati. Mentre le tv lo sono state meno, hanno dato spazio anche alle nostre ragioni, come già accadde per il referendum sulla procreazione assistita».

Diceva delle sue discussioni con la gente comune.

«Il fattore che la orienta non è tanto quello religioso. Non ci sono i credenti di qua e i non credenti di là. L'impressione è che ci siano piuttosto gli informati e i non informati. L'esperienza mi ha insegnato inoltre che i malati, per quanto gravi, sperano sempre di continuare a vivere».

In un'intervista a Giacomo Galeazzi della «Stampa», l'arcivescovo Casale, schierandosi con papà Englaro, dice: «Anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili».

«Penso di aver conosciuto bene Giovanni Paolo II, e ho vissuto quei giorni in stretto contatto con il suo segretario Don Stanislao Dziwisz, mio carissimo amico. So bene dunque il senso delle ultime parole del Papa, "lasciatemi andare". Quando non c'è più niente da fare, il credente sa che, con la morte, per lui la vita non finisce, ma in un certo senso comincia. Sia credenti sia non credenti possono dire "lasciatemi andare" in modo eticamente legittimo, ma per un credente queste parole indicano anche una speranza, significano "lasciatemi tornare alla casa del Padre". Chi ha un'esperienza anche piccola del modo in cui Giovanni Paolo II viveva il suo rapporto con Dio non ha dubbi al riguardo».

Lei era capo dei vescovi quando si visse il dramma di Piergiorgio Welby. Diverso da quello di Eluana perché il malato era cosciente e aveva chiesto di morire. Ripensandoci oggi, non era possibile un atteggiamento diverso da parte della Chiesa? Ad esempio concedere i funerali?

«È vero, quel caso era molto diverso. Non solo Welby era cosciente; era molto più dipendente dalla tecnologia per continuare a vivere. Nel mezzo della prova, lui scelse di porre fine alla sua vita. Una scelta che Eluana non ha mai fatto. Quanto alla mia decisione, la Chiesa non può consentire — tanto più quando un caso ha rilevanza pubblica — che si rivendichi nello stesso tempo l'appartenenza al cattolicesimo e l'autonomia nel decidere sulla propria vita. Non si può dire: "Io sono cattolico, e decido io"».

Può un cattolico, tanto più un vescovo, negare la Shoah? È una semplice opinione personale in contrasto con quanto sostiene la Chiesa, o è un dato incompatibile con la presenza della Chiesa stessa?

«A questa domanda ha già risposto la Santa Sede, con la nota della Segreteria di Stato pubblicata sull'Osservatore Romano secondo la quale, per essere ammesso alle funzioni episcopali, Williamson deve "prendere in modo inequivocabile e pubblico le distanze dalla sua posizione sulla Shoah". Se non lo fa, non può fare il vescovo».

Come giudica l'invito del cancelliere Angela Merkel al Papa a fare chiarezza sul negazionismo dei lefebvriani?

«Quanto meno superfluo. Basta ricordare o rileggere quanto disse Benedetto XVI ad Auschwitz, domenica 28 maggio 2006, con parole che toccarono profondamente tutti i presenti, me compreso».

La vicenda Englaro le pare collegata alla denuncia del vuoto di valori e del relativismo etico, temi-chiave del pontificato di Ratzinger?

«Uno dei caratteri del magistero di Benedetto XVI e della teologia di Joseph Ratzinger è la denuncia del relativismo etico o, per usare la formula da lui coniata, della dittatura del relativismo. In Italia, e ancor più in altri Paesi dell'Occidente, esiste un'emergenza educativa, che rappresenta un'ipoteca sul nostro futuro e ha le sue radici nella mentalità diffusa, secondo la quale non esistono più punti di riferimento che precedano e possano illuminare le nostre scelte. Quando non siamo più d'accordo su cos'è l'uomo, quando l'uomo viene ricondotto totalmente ed esclusivamente alla natura, salta ogni differenza qualitativa, viene meno lo specifico umano, cadono o cambiano radicalmente i parametri educativi. Si aprono così le porte al nichilismo, che nasce, come ha spiegato bene il suo primo sostenitore, Federico Nietzsche, con la "morte di Dio". La Chiesa italiana è pronta a un grande sforzo sull'educazione, collaborando con altri soggetti per il futuro del Paese, e pubblicherà in merito un "rapporto-proposta". Stiamo lavorando inoltre ad un grande evento internazionale per il dicembre prossimo a Roma, dove arriveranno alcuni tra i più importanti studiosi del mondo a confrontarsi sul tema di Dio e del suo significato per la nostra vita, anche in rapporto con la scienza».

© Copyright Corriere della sera, 7 febbraio 2009 consultabile online anche qui.

Quanto Le voglio bene, Eminenza!
E quanto ci manca!

Raffaella

11 commenti:

euge ha detto...

Hai ragione Raffaella. Nonostante Ruini non sia mai stato il mio preferito, sento la sua mancanza. Si la sua mancanza nell'essere al fianco del Santo Padre nei momenti cruciali come questo.
Ruini era presidente della CEI e come tale bisogna riconoscere che era molto più pronto ad intervenire di Bagnasco che, sembra essersi adeguato al politicamente e mediaticamente corretto. Che delusione!
Lo stesso sta facendo Vallini che, come Vicario di Sua Santità per la Diocesi di Roma, non ha speso neanche una parola di sostegno ma, fatto salva l'apparione in Piazza S: Pietro nella giornata dell'unità dei Cristiani, si è guardato bene dal testimoniare anche solo con le parole, solidarietà al Pontefice; se ci fosse stato ancora Ruini, sicuramente, avrebbe portato in Piazza la Diocesi come fede nel dopo Sapienza.
Rimango sempre più delusa ed amareggiata da questo comportamento da ignavi e ricordo che Dante nella Divina Commedia, creò un giorone nell'inferno, ad hoc, per tutti coloro che non hanno il coraggio, delle proprie azioni.

gully ha detto...

Già, è vero. Ci pensavo proprio in questi giorni, mai avrei pensato di sentire la sua mancanza(non che poi avessi qualcosa contro di lui): ha una speciale autorevolezza quando parla

Anonimo ha detto...

IMPECCABILE RUINI.
Nello stile ma soprattutto nel contenuto.
Una lettura edificante.
Grazie

Anonimo ha detto...

Molto chiaro e sensibile. é un dono che non è concesso a tutti. Marco

Anonimo ha detto...

Su Corriere internet c'è anche un'intervista a giovanni reale che va in un altro senso... Non era anche il filosofo di GPII? Marco

sam ha detto...

Mentre leggevo pensavo di scrivere esattamente le stesse parole che alla fine ho trovate scritte firmate da Raffaella.
L'amore per il Papa mette in comunione le persone su questo Blog e i nostri angeli si parlano.

mariateresa ha detto...

Reale ha raccolto le opere di GPII, ma è un po' border line come tutti i filosofi e commentatori che fanno riferimento al S. Raffaele e che sono incessantemente intervistati dai giornali. A me risulta così.

Lapis ha detto...

per stimare una persona non è necessario essere sempre d'accordo con quello che fa; indipendentemente dall'aver condiviso o meno, in passato, la linea del Cardinale Ruini, bisogna dargli atto di essere sempre stato un fedele collaboratore del Papa, prima Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI (tra l'altro, a quanto ricordo, senza mai scadere in sciocchi confronti fra i due pontefici) e di aver esercitato le sue funzioni "mettendoci la faccia", senza sottrarsi alle proprie responsabilità, magari trincerandosi dietro la figura del pontefice, e ciò nemmeno quando si è trattato di prendere decisioni scottanti e dolorose come il diniego dei funerali ecclesiastici a Piergiorgio Welby.
A questo aggiungerei una chiarezza esemplare nell'esprimere la posizione della Chiesa su tante questioni che agitano e interrogano gli animi di noi semplici fedeli e sulle quali, ahimé, sembra che a volte proprio alcuni prelati facciano a gara per confondere ancor più le menti.

gemma ha detto...

andrò un pò OT ma c'è qualcosa che da un pò mi fa riflettere ed è quella che ritengo una grande contraddizione nel lascito di Giovanni Paolo II riguardo alla fine della vita. Da una parte, encicliche, discorsi ufficiali, scritti personali con condanne dell'eutanasia e dell'interruzione della vita pesanti come macigni, dall'altra quella frase eclatante, come tanti dei suoi gesti, lasciata in eredità ai successori insieme ai documenti infallibili, apparentemente in contraddizione l'uno con l'altro. Sarebbe bene che la si smettesse di fingere di non vedere e, soprattutto chi ha riportato quella frase ci fornisse qualche spiegazione in più, giusto per non essere ostaggio di chi continuamente la strumentalizza a suo fine personale. Ormai non 'c'è filosofo, vip, dissidente, intelligenza cattolica, che non la usi brandendola come un'arma contro la presunta ottusità e mancanza di misericordia di questa chiesa.

Anonimo ha detto...

Visto che il pensionato Ruini sa bene l'inglese e fa ginnastica per mantenersi in forma, non gli si potrebbe trovare un posticino in sala stampa vaticana? Eufemia

Raffaella ha detto...

Magari :-)))