giovedì 12 febbraio 2009

Intervista a Fellay: "Mons. Lefebvre ha accettato il Concilio alla luce della Tradizione" (Seconda parte)


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Grazie agli amici di Messainlatino.it leggiamo la seconda parte dell'intervista di Famille Chretienne a Mons. Fellay.
R.

Parte 2

Condivide e accetta l’impostazione ecumenica iniziata col Concilio Vaticano II ?

Mgr Fellay : Anche dobbiamo fare una distinzione riguardo l’ecumenismo. Il desiderio di unità, e cioè che quanti hanno lasciato la Chiesa ritornino ad essa è nelle Litanie dei Santi. Ed è la nostra posizione. Noi preghiamo e desideriamo di tutto cuore che tutti siamo uno, secondo la parola stessa di Nostro Signore. Il concetto sempre ribadito dalla Chiesa secondo il quale Essa sola è Madre di Verità e possiede tutta la Verità Rivelata, risolve il problema. Se la finalità dell’ecumenismo è questa noi certo non ci opporremmo. Quello che non va è al di fuori di questo principio. Nel 1949, una nota del Santo Uffizio, (primo testo ufficiale della Chiesa che parla di ecumenismo), metteva in guardia contro una serie di pericoli. Oggi ci siamo dentro alla grande. Questo pericolo è il relativismo, è l’arrivare ad una connivenza col mondo rinunciando alla conversione. In un recente testo concernente la migliore comprensione della missione della Chiesa, si parla del grande rispetto dovuto alle tradizioni dei cristiani non cattolici. Il solo punto dove si parla di conversione è in nome della libertà di coscienza del soggetto stesso. Ma sembra non esserci più nella Chiesa la volontà di convertire. A questo punto, è ovvio, non possiamo essere d’accordo, è molto grave!

Gérard Leclerc : Roma è anch’essa cosciente di certe devianze nell’ecumenismo. La prova è la pubblicazione di « Dominus Jesus » del cardinal Ratzinger. D’altra parte il papa mette in guardia contro la dittatura del relativismo. Detto ciò, il modo con il quale il Concilio Vaticano II ha affrontato la questione cambia di fatto il nostro approccio alle altre confessioni. Nella misura in cui esse hanno saputo coltivare elementi importanti, sono depositarie di ricchezze che dovremo riscoprire. In questo senso l'ortodossia, ad esempio, è largamente tstimone della fede dei Padri, ed ha coltivato più della Chiesa d’Occidente alcune prospettive. E' per ciò che Giovanni Paolo II dichiarava come « la Chiesa deve respirare con i suoi due polmoni ». Intendiamo così riallacciarci alla continuità della Chiesa indivisa.

Mgr Fellay : Che cosa si vuole? Una reale, autentica unità oppure un tipo di connivenza, in una sorta di confederazione? Da quello che dice la Chiesa esiste una sola soluzione ed è l’Unità. La Chiesa deve essere Una e non ce ne possono essere tante. Questa unità deve essere fondata, basata sulla Verità. Va da sè che si trovino delle ricchezze, dei valori, del vero in tutte le religioni. Ma il bene viene dell’integrità totale mentre il male viene da una mancanza. E’ il senso dell’Epistola : "Colui che pecca contro un comandamento pecca contro tutti i comandamenti". Il fine a cui dobbiamo tendere è quello della salvezza, per avere la salvezza dobbiamo mantenere tutta la fede, tutto il suo insieme. Quello che manca agli ortodossi è l’accettazione del primato del Papa. Per quanto riguarda il resto, siamo d’accordo, ci sono molte ricchezze che possono servire da punto di partenza, queste devono esser tenute in considerazione ma non possiamo fermarci lì.

Riguardo al giudaismo lei condivide la formula venuta fuori dal Concilio che presenta gli Ebrei come "i nostri fratelli maggiori" ?

Mgr Fellay : L’espressione può essere presa in due modi diversi, è pertanto ambigua. Il primo cottetto, l’altro non corretto. La Sacra Scrittura è formata dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Tutto quello che Dio ha trasmesso al popolo eletto si trova nella Prima Alleanza. Ma questa è stata sostituita dalla Nuova Alleanza, la Buona Novella, insomma dal Vangelo. Noi, in quanto cattolici abbiamo il tutto. L’antico e il nuovo. Gli Ebrei restano fedeli all’Antico Testamento ma è avvenuto qualcosa di nuovo mentre il giudaismo si è fermato a quel punto. Ma questo qualcosa di nuovo è l’essenziale: è la venuta del Messia. Gli Ebrei sono nostri fratelli maggiori nella misura in cui possediamo cose in comune. Ma dobbiamo dire che quello che abbiamo in comune non potrà essere sufficiente per la loro salvezza.

Gérard Leclerc : [...] Coltivate la speranza che Roma riabiliti la memoria di Mons. Lefebvre. Che può dire a tal proposito ?

Mgr Fellay : Mons. Lefebvre ha indicato un problema alla Chiesa ed è per questa ragione che è stato condannato. Non si è voluto approfondire questo problema. Diceva infatti : "Attenzione, c’è una crisi nella Chiesa ! Dobbiamo assolutamente individuarne le cause !" La difficoltà resta praticamente totale ancora oggi poiché la Chiesa vuole attribuire i problemi esistenti al mondo esterno, all’ambiente. Questo è vero solo in parte.

Gérard Leclerc : Purtroppo Mons. Lefebvre è stato artefice di una divisione ecclesiale. Eppure ricordo quanto mi fu detto dal cardinal Thiandoum, suo successore a Dakar. E dallo stesso formato. Non dobbiamo dimenticare che fu lo stesso mons. Lefebvre a creare le conferenze episcopali nell’Africa occidentale. Ma non solo Thiandoum ne riconosceva i grandi meriti e il debito che aveva nei suoi confronti. Ricordo anche quanto mi fu detto da padre Albert Chapelle, un grande gesuita, consigliere del Cardinal Lustiger, in momenti difficili : "Mons. Lefebvre è stato indubbiamente un grande vescovo missionario." Ed anche il cardinal Lustiger ha avuto parole di apprezzamento fraterno nonostante le divergenze profonde. Ritengo che grandi autorità all’interno della Chiesa abbiano sempre riconosciuto a mons. Lefebvre la volontà di servire la Chiesa stessa. Dovremmo considerare il tutto con maggiore giustizia. Detto questo però non possiamo che deplorare fortemente la polemica nella quale coinvolse i pontefici. Questa rischiava di sminuire certamente il messaggio ecclesiale. Aprendo una piaga che continua a sanguinare ancora oggi. Il riavvicinamento con Roma le sembra unicamente dottrinale ? Non crede che possa comportare anche una posta in gioco spirituale ?

Mons. Fellay : A una dottrina chiara deve seguire la vita morale e spirituale. L’entusiasmo fa seguito alla conoscenza. Se si riesce a ridare chiarezza su molteplici punti, si potrà arrivare ad un rinnovamento nel mondo. E quello che si fa attualmente potrà essere proficuo per tutto il mondo. Dobbiamo pregare intensamente al fine di ottenere che queste discussioni siano di beneficio per tutta la Chiesa. Non si tratta di chi vincerà o chi perderà. Non siamo altro che poveri e piccoli esseri umani, le nostre vite finiranno. Dovremo rispondere davanti al Buon Dio di quanto abbiamo fatto. L’essenziale per me, è che Nostro Signore sia amato, lodato, glorificato e adorato. Deve essere la finalità di ogni uomo e di tutta la vita cristiana.

Pensa di poter vedere con i suoi occhi questa piena comunione?

Mons. Fellay : Io, noi, ci siamo sentiti sempre del tutto membri della Chiesa. Quanto al resto, spero di riuscire nel mio intento! Ma è il Buon Dio che decide. Il successo di una tal opera, non ha valenza umana, si tratta di un bene sopranaturale che viene da Dio stesso. Io non sono altro che uno strumento. Il successo verrà quando Dio lo vorrà. Credo fermamente che le forze del male non prevarranno contro la Chiesa. So benissimo che la Chiesa continuerà ed è per questa ragione che aderisco ad essa nonostante tutte le pene che ne ricevo. Io amo profondamente questa Chiesa anche se da Essa ricevo tante percosse!

Gérard Leclerc : Ritengo che si debba cambiare il clima e non solo nel dibattito teologico. Me ne rendo conto non fosse altro per le polemiche alle quali ho dovuto partecipare in questi ultimi giorni. Si deve ritrovare una certa serenità senza colpevolizzare l’altro, soprattutto con falsi pregiudizi. E questo si potrà fare solamente nella docilità allo Spirito Santo. Cosa si attende dai cattolici francesi ?

Mons. Fellay : Mi attendo molto! Primariamente che crescano nell’amore per il Buon Dio e nel Suo servizio. La comunione dei santi fa in modo che ogni buona azione compiuta nella Chiesa sia di profitto per tutti. Quando qualcuno si santifica nella Chiesa ne guadagna tutto il corpo mistico. Mi aspetto che tutti noi viviamo meglio questa comunione dei santi e tutto il resto seguirà di conseguenza. Il momento è grande. La vocazione universale alla santità è giustamente una delle basi se non la cosa più importante che ci ricorda il Concilio.

Da Messainlatino.it

1 commento:

Anonimo ha detto...

La posizione di Fellay,oltre ad essere logica,collima perfettamente,almeno a quanto e' dato sapere e salvo miglio giudizio,con quello che instancabilmente va ripetendo il nostro grande Pontefice:il Concilio non puo'esser letto che in una ermeneutica di CONTINUITA'con TUTTO cio' che lo precede.A rifletter bene,poi,questa affermazione e' di logica necessitata,poiche' se noi ipotizzassimo un concilio,quale che sia,in discontinuita'con la Tradizione,quale Essa e',negheremmo per cio'stesso l'esistenza sic et simpliciter della Chiesa,quanto meno per 2000 anni-sul piano fenomenologico- e comunque anche nel futuro-sul piano della plausibilita'della Rivelazione-.Vi figurate che impressione farebbe una chiesa che per due millenni insegna una cosa,poi passa ad insegnarne un'altra,per poi lasciar logicamente presumere di poterne insegnare un'altra ancora.....?